Viviamo in un mondo che cambia sempre più velocemente, quanto meno più rapidamente che in passato.

Il cambiamento deriva principalmente dall’accelerazione del progresso tecnologico e dai mutamenti sociali e ambientali, ossia dai contesti in cui andrà a inserirsi lo stesso sviluppo della tecnica, sia come propulsore che come facilitatore dei fenomeni in atto.

In risposta alla crescente complessità si rende necessario per le imprese innovare i propri prodotti e servizi per poter competere e rimanere sul mercato.
Questo modo di intendere l’innovazione ritengo abbia un errato assunto di base, ossia intenda alimentare la capacità delle aziende di essere “reattive”, di rispondere ai trend già in atto, in una rincorsa perenne ad adeguarsi a chi davvero decide il mercato.

Come ben riassunto dall’economista Michel Godet, di fronte ai cambiamenti le aziende hanno tre possibili atteggiamenti:

  • subire, essere quindi passivi;
  • agire nell’urgenza, essere reattivi;
  • agire per orientare i cambiamenti desiderati, ossia essere proattivi.

Il cambiamento deriva principalmente dall’accelerazione del progresso tecnologico e, anche, dai mutamenti sociali ed ambientali.

In merito alle considerazioni di Godet, il Prof. Alberto De Toni afferma che:

Essere reattivi significa accorgersi del cambiamento solo quando esso è già in atto. Ma l’attitudine previsionale, o proattività, non consiste nell’attendere il cambiamento per reagire; essa mira invece a controllare il cambiamento atteso e a provocare il cambiamento auspicato. In questo senso quindi l’impresa ha interesse a cercare di percepire anticipatamente le tendenze e i cambiamenti futuri, in modo da pianificare le proprie azioni in tempo utile.

La capacità di “anticipare” il futuro non è più un’esigenza solo degli enti economici, ma è ormai percepita come necessaria anche dalle più alte istituzioni.
Un esempio fra tutti, il Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, nella lettera di nomina del Vice Presidente Maroš Šefčovič , specifica nei seguenti termini la missione che gli viene assegnata:

“desidero che lei guidi al meglio il lavoro della Commissione sulle relazioni interistituzionali e la definizione delle politiche e previsioni strategiche. Al centro di questo c’è la necessità dell’Unione europea di agire insieme dove conta di più e dove può fornire il maggior valore aggiunto. Per fare ciò, dobbiamo rafforzare il processo decisionale basato su dati concreti e identificare trend a lungo termine su cui dobbiamo agire e su cui abbiamo bisogno di saperne di più”.

L’utilizzo di strategie di anticipazione non ha il solo effetto di rendere proattive le imprese e, pertanto, di poter gestire il proprio processo di crescita, ma presenta ulteriori benefici, come ben sottolineato da Mark Johnson, co-fondatore della società di consulenza Innosight:

  • “silenzia” il rumore distraente delle attività quotidiane, con tutte le sue domande di attenzione;
  • permette di vedere come i “segnali deboli” ed i trend emergenti potrebbero divenire “rilevanti linee di rottura con il passato”;
  • espande la visione, permettendo così di individuare opportunità al di fuori del proprio “core business” che necessitano di cinque o più anni per essere sviluppate;
  • permette continuità strategica, anche se i membri del team dirigente cambiano nel tempo;
  • chiarisce cosa deve essere fatto oggi.

Ritengo che l’ultimo punto assuma una grande rilevanza operativa, in quanto cerniera di collegamento con le strategie di breve periodo: l’ampliamento dell’osservazione delle dinamiche a lungo termine permette di progettare un percorso di avvicinamento alla situazione desiderata compiendo i primi passi fin da subito.

Non di secondaria importanza, fissare una destinazione di ampio respiro, oltre a inspirare tutta l’organizzazione, rende possibile indentificare e programmare nuovi business, che possono andare oltre la vita utile dell’attività attualmente svolta e che, se il lavoro di anticipazione è stato ben condotto, avrebbero la capacità di sostituirla con maggior profitto.

Vi sono diverse metodologie di anticipazione: tutte hanno lo scopo di delineare la società, il mercato, la tecnologia, le istituzioni in cui l’impresa andrà a operare nei successivi dieci o quindici anni. Si tratta appunto di una “visione” e di un futuro che deve essere chiaramente comprensibile e che permetta di poter effettuare scelte razionali e consapevoli. Non si tratta di esercitare il ruolo della “chiromante” ma di riportare a un processo razionale le scelte che verranno fatte negli anni a venire e iniziare a fare le scelte corrette fin da oggi. La strategia di lungo periodo nasce dall’individuazione di possibili scenari di cui l’azienda dovrà tenere conto, inoltre necessita di buone capacità di progettazione di prodotti e servizi, che si confronteranno con quel mondo o scenario.

In questo il design è una disciplina da cui prendere ispirazione in quanto racchiude in sé l’abilità di visualizzare scenari possibili, disegnare, prototipare e simulare nuovi “concept” per poter testare la loro validità con gli utenti all’interno del contesto di riferimento.

Diventa così più semplice capire come avviare le prime di fasi di realizzazione della “rotta di avvicinamento” alla destinazione a lungo termine. Il processo d’innovazione che ne consegue richiede competenze strategiche, capacità di lettura dei mercati (che sono persone, con bisogni e aspirazioni) e una corretta organizzazione del progetto che sappia individuare, all’interno dell’azienda, le persone più adatte a implementare un lavoro così complesso.

Il rischio che l’attività principale vada a “sottrarre” tempo e risorse alle strategie anticipatorie e all’attuazione del piano strategico è sempre presente, l’alta dirigenza pertanto deve essere consapevole dell’importanza e dell’utilità di questo nuovo paradigma.

Come direbbe Simon Sinek, si tratta di decidere se vogliamo essere attori di un “gioco infinito”:

nei giochi infiniti, come il business, la politica o la vita, i giocatori vanno e vengono, le regole sono mutevoli e non c’è un obiettivo definito. Non ci sono vincitori e vinti, non esistono concetti come «vincere il business» o «vincere la vita».

"c’è solo chi è avanti e chi rimane indietro.L’importante è continuare a giocare."